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IL CANTANTE / A un suo show rimasero ferite 40 persone. «In Italia mancano i sistemi di sicurezza»
Bennato: «Accadde anche a me, dal palco non vidi nulla»
NAPOLI - Vent’anni fa, il 4 luglio del 1980, Edoardo Bennato tenne un concerto al San Paolo. Lo stadio era pieno, troppo, evidentemente: crollò una impalcatura, la gente rimase sotto. Ci furono quaranta feriti, quattro gravissimi. Un ragazzo precipitò nel fossato che divide gli spalti dal campo di gioco. Ricorda, Bennato?
«Ricordo tutto, certo. Non me lo dimenticherò mai».
Come fece a continuare il concerto?
«La verità è che io in quel momento non mi resi conto di niente. Dal palco non ti accorgi di tutto quello che succede intorno a te. Poi mi spiegarono e fu durissima».
Che ha pensato dopo quanto è successo in Danimarca?
«Che è assurdo che un concerto, e cioè un momento di felicità, possa trasformarsi all’improvviso in una tragedia».
Eppure è andata proprio così.
«E tra l’altro mi sembra impossibile che una cosa come questa possa essere accaduta in Danimarca. Lì il livello di sicurezza è altissimo. Lì».
Scusi, ma sta dicendo che qui invece non lo è?
«Il discorso è un altro . Qui certe cose possono accadere sempre, perché non si riesce mai a organizzare un concerto nel posto giusto».
Ma da qualche anno si è tornati a suonare negli stadi. Non sono luoghi sicuri, gli stadi?
«Sono inadatti per i concerti. In Italia non ci sono quasi per niente strutture adatte a ospitare un concerto».
Non ci sono o non vengono usate?
«Ecco, il discorso è esattamente questo. Non vengono usate. Ma in realtà ci sono».
Tipo?
«Io sono napoletano, quindi è di Napoli che posso parlare con maggiore conoscenza. Esiste l’arena flegrea, che è nata perché lì si facesse musica».
E invece non si fa...
«Assolutamente. Sono anni che se ne parla. Ma purtroppo se ne parla soltanto».
Di chi è la colpa?
«Di tutti, credo. Del sindaco, degli assessori, di noi che ci occupiamo di musica. Nessuno fa abbastanza».
Questo discorso vale anche per altre città?
«Sì, penso proprio di sì».
F. B.